Chieti - Francavilla al mare, le colonie estive

 

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 Francavilla al mare, la colonia anno 1957

 

 

Io di Francavilla ho solo bei ricordi fin da quando ci sono andato a stare negli anni cinquanta, almeno un mese all'anno in colonia, quella dell'ECA che stava in collina, poco distante dalla Chiesa di San Franco. Finita la scuola elementare, si prendeva il pullman azzurro dell'allora "Maiella" in Piazza San Giustino e si veniva mandati in colonia. Il fisico era quello che era allora, si era appena usciti dal conflitto più cruento che l'uomo avesse mai fatto, la Seconda Guerra Mondiale, mancava un pò di tutto e sopratutto mancava la possibilità di fare dei lauti pranzi e allora si andava in "colonia", dove l'aria di mare ricca di iodio avrebbe senz'altro fatto bene alla salute. Le colonie marine per l'infanzia erano costituiti da bianchi edifici lucenti, planati negli anni cinquanta, come dischi volanti, ai margini dalla spiagge italiane. Lungo i litorali ancora vergini della penisola, tra sabbie e pinete, si progettavano e si costruivano, come a Francavilla le "colonie", dove, come in una città in miniatura, abitata da un popolo nuovo di bimbi e ragazzi, immerse nel sole e nell'azzurro del mare e del cielo, costituivano una palestra ideale dove potersi divertire, lontani dalla città e senza la preoccupazioni dei lavori domestici e senza l'assillo dei compiti da fare a casa. Si passava il tempo a cantare, prendere il sole e fare i bagni , solo fin dove si toccava, il mattino dalle dieci alle undici, con un bagnino che ricacciava indietro tutti quelli che si allontanavano o tentavano di prendere il largo. Ricordo le sveglie forzate e le istitutrici che fingevano di essere severe, le mense collettive col suo vociare insistente, il tutti a letto presto dopo aver detto le preghiere e allo spegnersi della luce qualcuno che si calava carponi per andare a spiare "la signorina" l'istitutrice che dormiva in mezzo a noi separata da una tendina attaccata con degli anelli ad un fil di ferro. E poi dopo un mese trascorso al mare si riprendeva la corriera blu e cantando si ritornava tutti a casa, quanta emozione alla curva del "vento" dopo Villa Obletter, quanto si vedeva il campanile di San Giustino, giù i lagrimoni, si era proprio a casa. Ogni anno da allora io ci torno sempre a Francavilla, almeno un mese quello d'agosto al mare.

 

 

 

 Francavilla, il  mare, il sole la spiaggia solo apochi era concesso prenderlo con la mamma

 

Sembra una di quelle cittadine di mare spuntate negli ultimi decenni sull’Adriatico grazie al turismo balneare, invece mostra radici antichissime: le tracce dei primi insediamenti umani risalgono a fine '800, sulle colline di Santa Cecilia. Per parlare, tuttavia, di un centro abitato vero e proprio dobbiamo rifarci a un atto di Guglielmo I, re di Sicilia, che, nel 1162, fa menzione di Francavilla. Perché il nome di Francavilla? C’entrano i Franchi o l’etimologia è diversa? Gli storici sembrano accettare la spiegazione comune a parecchie località di denominazione analoga: Francavilla ovvero "città franca", cioè libera da tributi e dipendenze feudali. Il nucleo medievale del borgo, che oggi è chiamato Paese Alto, era occupato dalla Civitella circondata da mura e difesa da torri; non aveva al suo centro un palazzo signorile o un castello. Il punto di riferimento del borgo era l’antica Chiesa di San Giovanni Battista, che in seguito nel 1300 prese il nome di San Francesco e di cui rimane ancora qualche rudere. Il resto del Paese Alto si aggiunse nel corso dei secoli alla Civitella assumendo la caratteristica pianta a spina di pesce e fu anch’esso circondato da mura che si aprivano in tre porte: Porta San Franco, Porta Ripa e Porta della Marina. Nel secolo XIII sorse la Chiesa di Santa Maria Maggiore, detta comunemente di San Franco, una chiesa che divenne importante arricchendosi nel 1413 del prezioso Ostensorio di Nicola da Guardiagrele. Al mare la cittadina deve il suo sviluppo e nel Settecento ebbe perfino un porto vivace e trafficato; dal mare, tuttavia, ha avuto incursioni e scorrerie, la più disastrosa delle quali è stata quella dei Turchi il 31 luglio 1566 che distrusse le mura, incendiò chiese e palazzi e fu la causa della cattura di molti abitanti. Si può dire che solo nel 1800 Francavilla tornò al suo splendore e negli ultimi decenni del XIX secolo da antico borgo arroccato sul colle si trasformò in un ridente centro di villeggiatura con la nascita dei nuovi quartieri della Marina. Iniziò l’epoca della "moda dei bagni" con la venuta di Romani e Pugliesi sulle spiagge dell’Adriatico e Francavilla divenne uno dei più rinomati centri di villeggiatura estiva. La sua fama si accrebbe con il Cenacolo di artisti che Francesco Paolo Michetti accoglieva nel suo Convento: D’Annunzio, Tosti, Barbella, Scarfoglio. Questo periodo fiorente fu bruscamente interrotto dagli eventi del secondo conflitto mondiale: dal dicembre 1943 fino a giugno 1944 la linea del fronte restò ferma a pochi chilometri da Francavilla, ormai quasi completamente distrutta. Oggi Francavilla si stende tra la spiaggia e la collina, a poca distanza da Chieti e vicinissima a Pescara, al cui litorale si è addirittura appoggiata e ha raggiunto le sponde del Foro. Animatissima durante la stagione estiva grazie alla presenza di turisti e villeggianti locali e provenienti dalle altre regioni e nazioni, in inverno conduce una vita più tranquilla per risvegliarsi con rinnovata vivacità in occasione del Carnevale, con la sfilata dei carri allegorici che raccoglie migliaia di spettatori provenienti da tutta la regione.
 

 

        

     

       

 

Anche quest'anno, il 2006, Donatella ed io abbiamo fatto la nostra puntatina a Francavilla il 2 di febbraio quando siamo venuti giù per il compleanno della mamma Gina, il suo ottantesimo e abbiamo trovato una bella giornata di sole che abbiamo immortalato con delle belle fotografie.


@enio

 

 

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